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- Regia: Andrej Tarkovskij

- Seceneggiatura: Andrej Tarkovskij, Aleksandr Misharin

- Anno: 1974

- Durata: 102'

- Genere: drammatico

- Audio: italiano


Film di un poeta che ha la forma e la struttura di un poema. Giunto ai quarant'anni, l'autore (1932-86) fa un bilancio della propria vita, rievocando due vicende familiari analoghe, complementari e consecutive: la propria infanzia con la madre e la sorellina dopo che il padre li aveva lasciati; sé stesso adulto, che si è separato dalla moglie e dal figlio. La medesima attrice (M. Terechova) impersona la madre e la moglie Natalja, come è lo stesso il piccolo che fa Tarkovskij bambino e suo figlio Ignat. Il padre si vede poco e dell'autore adulto si sente soltanto la voce. Nella rievocazione s'intersecano passato e presente, realtà e fantasia (sogno), colore e bianconero, rimorsi privati e graffi pubblici. Astruso? No, difficile come lo è spesso la vera poesia. Il 4° film di Tarkovskij continua il discorso dei precedenti: l'infanzia, l'atrocità della Storia e della Politica, la sua contestazione in nome dell'uomo e dei suoi bisogni, il rapporto tra uomo e natura, la rivalutazione di una terrestre religiosità, il senso di colpa. Tra momenti di incanto panico e passaggi onirici si staccano episodi “in prosa”, narrativamente più compatti. “Nel vetro appannato del suo alito spiritualista, la Russia è un lungo dialogo tra storia e memoria” (Stefano Reggiani). L'autore ribadisce la sua idea del cinema: l'arte di scolpire il tempo.

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