Intorno agli anni ‘40 si hanno i primi adattamenti dai romanzi di Raymond Chandler e Dashiell Hammett. Il genere poliziesco si modifica: l’atmosfera si fa cupa, popolata di ombre, specchi e luci artificiali. Il noir non è tanto un genere cinematografico, ma un tono, uno stile caratterizzato da una serie di personaggi (la dark lady, il reduce, il detective privato…), da uno stile narrativo (il flashback, la voce over…) e visivo (le ombre, gli asfalti bagnati, la fotografia buia e contrastata…).

La definizione di film noir è stata coniata dalla critica cinematografica francese a metà degli anni ’40. Secondo Nino Frank e Jean-Pierre Charter nel cinema hollywoodiano dei primi anni ’40 era emersa all’interno del genere poliziesco una tendenza al realismo sia nello sviluppo dei personaggi sia nella descrizione degli ambienti.

Qualche anno più tardi altri due critici francesi, Raymond Borde e Etienne Chaumeton, danno alla stampa quello che passerà per essere il primo volume dedicato al genere: Panorama du film noir américain, 1941-1953. I due critici oltre a definire l’oggetto del loro studio, stabilirono anche una periodizzazione (nascita, apogeo, declino e conclusione del ciclo). Per i due critici l’elemento distintivo del noir non era tanto il realismo ma l’atmosfera ambigua, onirica.

Le maggiori influenze sul film noir sono da individuare nella narrativa hardboiled (Dashiell Hammett, Raymond Chandler, James Cain solo per citare alcuni autori) per i soggetti, nella psiconalisi per ciò che riguarda la caratterizzazione dei personaggi e la motivazione criminale, e nell’espressionismo tedesco per la messa in scena, per gli ambienti e l’illuminazione.

Questo studio è destinato ad avere una influenza in quelli successivi anche se molti degli assunti saranno contestati o ridimensionati.

Prima della selezione dei principali film, un omaggio al film noir

Selezione:

Il mistero del falco di Huston – The Maltese Falcon (1941)

misterofalcoTerza versione tratta dal romanzo di Dashiell Hammett diretta da John Huston è il capostipite del genere noir. E’ il film che meglio esprime il tono del genere hardboiled. Il detective privato Sam Spade è perfettamente incarnato da Humphrey Bogart. La regia e la sceneggiatura di Huston sono fedeli allo spirito e al tono del romanzo di Hammett.

La donna fantasma – Phantom Lady (1944)

Uno dei capolavori del noir, diretto da Robert Siodmak e tratto da un romanzo di William Irish, pseudonimo di Cornell Woolrich. Al centro della storia il rapporto misterioso con la realtà, il clima paranoico, la vita come un incubo. Molte le scene rimaste celebri: il pedinamento nella notte con la colonna sonora basata solo sul rumore dei tacchi,il processo ripreso guardando solo il pubblico, il complessino jazz in uno scantinato.

Vertigine (Laura) (1944)

vertigineDa molti è considerato il capolavoro di Otto Preminger. Fra i motivi di interesse del film il senso del soprannaturale: il detective rimasto affascinato dal ritratto della vittima, si addormenta nel suo appartamento e viene svegliato dalla ri-comparsa di Laura da tutti creduta morta. Insolito anche il personaggio del cattivo: intellettuale, snob, sofisticato, decadente. Premio Oscar per la migliore fotografia.

L’ombra del passato – Murder my sweet (1944)

Il grande detective privato della hardboiled school Philip Marlowe di Raymond Chandler arriva sullo schermo. Il film offre una serie di modelli per i film successivi: l’uso del flashback e la voce over del detective; la presenza di una dark lady menzognera e assassina; la società corrotta.

La fiamma del peccato – Double indemnity (1944)

fiammapeccatoTratto dal romanzo di James Cain e sceneggiato da Raimond Chandler, per molti critici questo film di Billy Wilder è il miglior noir degli anni ’40. Al centro della storia un sordido delitto per denaro orchestrato da una dark lady (Barbara Stanwyck con parrucca in cui “tutto in lei grida al delitto”) che incarna il gretto materialismo della società americana del tempo. Una fotografia “espressionista”, scene impressionanti (basti pensare all’uccisione del marito vissuta sulla faccia della moglie), la voce fuori campo, la lotta scrupolosa fra l’investigatore della compagnia assicurativa e i due amanti, fanno di questo film un vero capolavoro.

La donna del ritratto – The woman in the window (1944)

Tutti possiamo diventare degli assassini: per avidità, per debolezza, per vigliaccheria. Fritz Lang studia i meccanismi del male, della colpa come lo farebbe uno studioso di psiche umana. Il distintissimo criminologo interpretato da Edward G. Robinson incontra una donna molto affascinante e passo dopo passo non solo trasgredisce, ma uccide, progetta un secondo omicidio, pensa al suicidio. Finale a sorpresa…

La dalia azzurra – The blue dalia (1946)

Scritto direttamente per lo schermo da Raymond Chandler. Il film presenta delle incongruenze sul piano del puro intreccio dovute in gran parte ai tempi brevissimi (solo 15 giorni) che la Paramount impose allo sceneggiatore. Il tema centrale del film è la disillusione del reduce che dopo la guerra deve reinserirsi nella società radicalmente cambiata. Diretto da George Marshall, con Alan Ladd e Veronica Lake.

Il grande sonno – The big sleep (1946)

grandesonnoDal romanzo di Chandler il ritorno di Marlowe interpretato da Humphrey Bogart per la regia di Howard Hawks. Il film porta alle estreme conseguenze una caratteristica della detective story: il protagonista si trova al centro di un universo alquanto caotico, l’indagine è frammentaria, non lineare. Il film, soprattutto per la regia di Hawks, si discosta dallo stile tipico del noir: nessun flashback, fotografia chiara, nessuna ambientazione espressionista. Famosi i dialoghi fra cui quello in biblioteca fra Bogart e Bacall a base di metafore ippiche.

Lo specchio scuro – The dark mirror (1946)

specchioscuroUn altro film di Robert Siodmak con Olivia De Hallivand nel doppio ruolo delle gemelle Ruth e Terry. Tema centrale è la maschera e il doppio: il film si apre e termina su immagini allo specchio. Il detective e lo psichiatra per risolvere il caso dell’omicidio devono entrare nella logica della finzione e della simulazione.

Solo chi cade può risorgere – Dead Reckoning (1947)

solochicadeUn altro film con Bogart che è allo stesso tempo un catalogo di temi e situazioni del noir anni ’40: la dark lady, racconto sviluppato in gran parte in flashback, la voce fuori campo del protagonista che ricorda la sua vicenda, il personaggio del reduce dalla guerra che indaga su un amico scomparso. Ma anche un classico della misoginia noir (Bogart a proposito delle donne: “A volte penso che la donna dovrebbe essere piccolissima, sei centimetri appena: si dovrebbe, uscendo da casa, poterla mettere in tasca con disinvoltura…”). Regia di John Cromwell.

T-men contro i fuorilegge – T-Men (1947)

Film a basso costo premiato dal pubblico che impone il nome di Anthony Mann. I protagonisti, due agenti del Tesoro, devono difendere la legge immergendosi in un mondo criminale rischiando di minare la loro integrità. La storia viene raccontata attraverso un forte contrasto di luci e ombre, l’uso sapiente di primi piani, inquadrature dal basso: immagini inquiete che rivelano la schizofrenia dei protagonisti.

La città nuda – The naked city (1948)

cittanudaCon questo film di Jules Dassin abbiamo la massima esaltazione della metropoli noir. La voce fuori campo del produttore introduce alla città e alla storia, sottolineando il fatto che il film è stato girato in esterni reali, nelle strade di New York. L’istanza realistica e documentaristica viene però mitigata dalle esigenze della produzione: scompaiono, ad es., le riprese dei barboni. La scelta di girare in esterni produce un montaggio energico che esalta lo spazio urbano da cui deriva un’immagine nuova della metropoli (scale antincendio, vicoli, cortili interni, strade quotidiane, ponti etc.).

Il grande caldo – The big Heat (1953)

grandecaldoPer alcuni critici questo è il miglior film di Fritz Lang nel suo periodo Americano. L’eroe, il poliziotto interpretato da , si mette fuori dalla legge per vendicarsi: il confine fra bene e male viene varcato e porta alla luce il lato oscuro. Film molto violento e brutale (e da notare che la maggior parte delle scene di violenza vede le donne vittime) con una scena iniziale di un suicidio molto riuscita.

Un bacio e una pistola – Kiss me, deadly (1955)

baciopistolaNel 1947 la letteratura poliziesca americana viene sconvolta dal personaggio di Mike Hammer, detective privato amante delle armi, brutale e violento, inventato da Mickey Spillane. Il regista Robert Aldrich decide di girare un film con protagonista questo Hammer da lui considerato antidemocratico e fascista. Quello che premeva a Aldrich era girare un film sull’incubo del maccartismo.

Il film è diventato un vero cult soprattutto in ambito francese: F. Truffaut lo ha considerato il miglior film americano dopo La signora di Shanghai e Chabrol lo ha inserito fra i dieci migliori film USA.

L’infernale Quinlan – Touch of evil (1958)

quinlanIl film segna il ritorno negli Stati Uniti di Orson Welles che accettò di girare su una sceneggiatura di genere che considerava pessima e che fu rielaborata completamente. Tra le scene da ricordare, il lungo piano-sequenza iniziale. Fra gli interpreti anche Marlen Dietrich.

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